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La fortificazione del Grappa PDF Stampa E-mail
Lunedì 06 Ottobre 2008 10:02

La fortificazione del Grappa

 

Se dovesse avvenire qualche disgrazia sull’isonzo

Io verrò qui a piantarmi”6


Strada camionabile Cadorna

Quella strada – afferma il generale Cadorna – me l’ha ispirata la Madonna, quando nessuno poteva prevedere la futura ed essenziale funzione”

Dopo la spedizione punitiva del maggio 1916 svoltasi sull’altipiano di Asiago il gen. Luigi Cadorna comprese subito l’importanza strategica del Grappa e quindi ordinò che vi venisse costruita una strada camionabile che saliva da Romano d’Ezzelino a cima Grappa.

Il 7 ottobre del 1917 il generalissimo Cadorna ed il colonnello del genio Dal Fabbro pervennero alla vetta per la prima volta in automobile. Diciassette giorni dopo avvenne la disgrazia di Caporetto.

 

La fortezza di Cima Grappa – la galleria Vittorio Emanuele

La sistemazione di cima Grappa ovvero il “nocciolo del Grappa” aveva una cintura di protezione e un nucleo centrale coperto da almeno venti metri di roccia armato con cannoni idonei alla difesa e alla controffesa, mitragliatrici, vettovagliato e munizionato in modo da poter resistere da solo per quindici giorni. Sul dorso correva in direzione sud-nord un camminamento in trincea per la sorveglianza (cammino di ronda). La lunghezza della galleria principale era di 1500 metri, lo sviluppo totale di 5150 metri. Le batterie di artiglierie incavernate erano ventisei con cannoni da 65, 75 e 105.

La fortezza si prestava a sbocchi offensivi mediante sottopassaggi in galleria che sbucavano al di là dei reticolati sottraendo le nostre truppe d'attacco al bombardamento nemico. (Se si tien conto che la sezione media della galleria era di due metri d'altezza per un metro e cinquanta di larghezza si può apprezzare il lavoro di scavo eseguito). Contro i gas era predisposta la triplice chiusura delle aperture, l'aria era fornita da ventilatori che l'attingevano dall'esterno filtrata e depurata. Per la resistenza esistevano magazzini di viveri, munizioni e un gran serbatoio di 110.000 litri d'acqua. La direzione tecnica per la costruzione era affidata al capitano del genio Ingegner Nicola Gavotti comandante del “Gruppo Lavoratori Gavotti”.

Il “mantello del Grappa”

Era chiamato così, “il mantello”, perché il grappa era ricoperto dalle più svariate tipologie di fortificazioni. Ecco alcuni dati:

  • si avevano circa 50 Km di strade camionabili (come la strada Cadorna o la General Giardino che collega Semonzo del Grappa al monte); 70 Km di strade carrareccie ed 80 Km almeno di mulattiere.

  • Le teleferiche funzionanti a settembre del ’18 parevano essere circa 80. “numer, ad ogni modo, ragguardevoli” osserva il General Gaetano Giardino ma sicuramente vicini alla realtà.

  • Le teleferiche erano servite da ferrovie decauville, molto sviluppate. Che nel caso di Borso del Grappa arrivavano in Valle Santa Felicita e nel comune.

  • Numerosi erano inoltre gli impianti idrici (molto importanti visto il carsismo del Monte) e i proiettori in caverna (utili per la visione del nemico notturna).

  • Nell’ottobre del 1918 si avevano inoltre:

    • 16.000 Km di linee telegrafiche e telefoniche

    • 3.400 apparati telefonici

    • 600 centralini

    • 125 apparati telegrafici

    • 230 stazioni ottiche

    • 25 stazioni radiotelegrafiche per comunicazione

    • 42 stazioni radiotelegrafiche di ascolto

    • 2 stazioni radiogoniometriche

    • 15 stazioni geotelefoniche

    • 11 stazioni radiotelegrafiche di intercettazione.

6 Generale Luigi Cadorna al colonnello del genio Dal Fabbro.

A cura di Nadine Tabacchi

Ultimo aggiornamento ( Venerdì 10 Ottobre 2008 15:33 )
 

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