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Valle Santa Felicita PDF Stampa E-mail
Giovedì 09 Ottobre 2008 09:41

Valle S. FelicitaSi narra che frate Antoio "Pellizzaro", già dedito alla vita religiosa a S.Vito di Bassano, si sia ritirato in eremitaggio in Valle S. Felicita tre il 1512 e il 1513, rimanendovi fino al 1529.
Sembra occupasse una delle cavità naturali presenti sui fianchi scoscesi del monte, dove conduceva la sua vita solitaria in povertà e preghiera. Il suo era un isolamento un po' relativo poichè attorno, in cavità disseminate qua e là, altri uomini condividevano quelle difficili scelte esistenziali; giù, in mezzo alla valle, stava anche un monastero (o forse due) dei frati gerolimini. E' un piccolo frammento della lunga storia di questa valle, ore silenziosa e deserta, ma un tempo davvero brulicante di vita. Dai suoi fianchi avranno attinto modestissime risorse: un po' di legna, qualche fazzoletto per il pascolo di pecore e capre.
Poi si sa che venne quella tremenda alluvione che spazzò via tutto e scoraggiò chiunque dal tornarvi stabilmente: la valle cominciò a far paura, nacquero storie di streghe e fantasmi.
Comunque certamente eremiti, e monaci, pastori e cacciatori, ne hanno percorso per secoli i suoi sentieri e sempre ne hanno ricavato le risorse per sopravvivere. Non sarebbe possibile capire ciò che vediamo oggi se noi dimenticassimo questi secoli di storia.
Dobbiamo immaginarSacello Madonnae una sorte di competizione tra uomini e natura; vi furono tempi in cui ogni angolo era falciato, brucato o disboscato, ai quali seguirono altri di abbandono e di ripresa delle leggi della natura.
I pendii ripidi, la forte isolazione, la roccia affiorante e i terreni quanto mai poveri sono un po' l'anima di Valle S. Felicita. Dove il versante tende ad addolcirsi si fa avanti un lembo di bosco; nelle vallecole nascoste si accalcano quei vegetali che amano l'ombra ed il terriccio fresco; ma la grande bellezza di questa valle e ciò che ne costituisce l'originalissimo pregio naturalistico sta tutto nella grande estensione dei suoi prati aridi. Il secolare lavoro dell'uomo non ha fatto che accentuare ciò che la natura aveva previsto: una vita dura per erbe e cespugli, ma proprio per questo capace di selezionare le specie più straordinarie e più capaci di adattamento. E' come se qui, in ragione di un'ospitalità che non è per tutti, si siano date convegno tutte quelle pianticelle capaci di sopportare la siccità e l'asrura. Da marzo ad ottobre è tutto un susseguirsi di fioriture: si inizia con le chiazze gialle di Potentille ed Heliantemi, poi a maggio compaiono le distese bianche dei Galium e delle Stipe, tra giugno e luglio le macchie violette delle Knautie e delle Scabiose, si ritorna al giallo delle Centauree alternato al rosa dei Garofanini e dell'Aglio selvatico....E' sicuro, le sorprese non mancheranno.
Se oggi è da tutti accettato che qualsiasi manifestazione della natura ha un valore in se e come tale merita le migliori attenzioni, ciò è tanto più vero per gli ambienti di Valle S. Felicita e, soprattutto, per i suoi prati aridi. Ambienti analoghi esistono anche altrove, certo, ma è indiscutibile che i pendii di questa valle posseggano una flora ricchissima ed un fascino del tutto particolare. Dobbiamo considerarli come una delle caratteristiche più singolari del nostro territorio, quel qualcosa in più di unico che altri non posseggono; se accettiamo un paragone un po' forzato, come il Ponte degli Alpini per Bassano o la famosa torre di Pisa. Se per qualche motivo dovessero essere alterati, deturpati o stravolti, avremmo perso un tocco d'originalità della nostra terra. Quel lembo di territorio diverrebbe banale e uguale a tanti altri.

A cura di Zilio Ziliotto

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 05 Novembre 2008 16:43 )
 

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