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Sabato 06 Settembre 2008 09:12

I PALEOVENETI
A BORSO DEL GRAPPA

Le prime scoperte archeologiche nel comune di Borso del Grappa risalgono alla metà del Settecento e sono relative a ritrovamenti romani, il più famoso dei quali è il sarcofago di Caio Vettonio, un sarcofago di un milite romano ora conservato nella chiesa di S. Eulalia.

Successivamente, verso i primi anni dell'Ottocento, Ludovico Guerra canonico di Asolo pubblica il rinvenimento di un'urna cineraria che attribuisce all'età romana, solo perchè il luogo di rinvenimento è topograficamente vicino a quello del sarcofago Romano, o almeno così sembra.

Viene rinvenuta, durante dei lavori agricoli da parte di un abitante di S. Eulalia, questa urna in metallo che il canonico ritiene utile pubblicare per darne conoscenza a livello nazionale.

Disegna dettagliatamente gli oggetti ritrovati, e li pubblica, questi oggi ci aiutano a capire il tipo di materiale rinvenuto e ad accostarli ai successivi ritrovamenti effettuati.

I ritrovamenti ottocenteschi erano comunque ben noti in ambiente accademico, tanto che nel 1871, viene pubblicato uno scritto relativo ai Paleoveneti Alpini, presenti nel territorio Bellunese, e viene fatto un importante paragone con dei ritrovamenti uguali di urne cinerarie al di là del Danubio, precisamente ad Hallstadt, con l'urna rinvenuta nel nostro comune, questo ci aiuta così a capire da quale regione dell'est Europa provenissero queste popolazioni che vennero a colonizzare il pedemonte veneto nel VII-VI sec. a.c..

Per quasi duecento anni scoperte archeologiche nel comune non ne vengono denunciate altre, fino al 1994 quando, in località Cassanego, sempre durante dei lavori in un fondo agricolo viene rinvenuta un'altra urna in metallo e alcune sepolture ad inumazione successivamente datate al periodo alto medievale, più precisamente dal VII, al IX secolo.

Queste desteranno così il nuovo interesse per gli originari abitanti del comune, e di procederà ad uno scavo archeologico modeno, così da poter avere un'adeguata documentazione, e di conseguenza maggiori e più dettagliate notizie riguardanti soprattutto la popolazione dei Veneti Antichi.

Tale lavoro portato a termine da una ditta specializzata in lavori archeologici, riporta alla luce 4 tombe ad inumazione e 5 tombe ad incinerazione, dalle quali provengono due urne cinerarie, una in terra cotta ed una in bronzo, tutte localizzate all'interno del medesimo luogo, spiegando così il continuo uso di questa zona come punto cimiteriale, per un periodo di tempo compreso da V-IV sec. A.C. all'IX secolo D.C..

All'interno delle urne rinvenute a Cassanego, provengono numerosi materiali bronzei, facenti parte del corredo funebre del defunto, braccialetti, ferma trecce, fibie e altro materiale di ornamento, tutti oggetti di notevole ricchezza e prestigio, caratteristiche che il defunto possedeva sicuramente anche quando si trovava in vita.

Ornamenti che possiamo confrontare con i primi rinvenuti nell'ottocento e datare allo stesso periodo protostorico.

La necropoli di Cassanego è interessante anche perchè ci restituisce situle in bronzo, quando di solito il materiale usato per realizzare i "vasi funebri" era la ceramica.

Questo forse può indicare che nel nostro comune l'antica popolazione residente era di rango elevato, era socialmente importante.

Ancora, queste ultime scoperte spostano l'aera occupata da questa popolazione in un luogo topograficamente diverso da quanto si pensava fino ad un recente passato, riconducendo in maniera errata i ritrovamenti alla contrada Ziliotti di S. Eulalia.

Si presume che l'are occupata da questa necropoli non sia ancora stata indagata completamente in quanto, viste le conclusioni tratte dallo scavo archeologico si pensa che tale zona di deposizione si possa estendere ancora verso nord, area che aspetta di essere indagara magari in un porssimo futuro.

A cura di Zilio Ziliotto 

 

Ultimo aggiornamento ( Mercoledì 05 Novembre 2008 16:42 )
 

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